Il dubbio patologico (o rimuginio ossessivo) è una forma evoluta di disturbo ossessivo-compulsivo in cui la “compulsione” non è un gesto fisico, ma un ragionamento mentale. Ecco perchè in una società sempre più performante, questo disagio è sempre più dilagante. In questo disturbo, la persona cerca di rispondere a domande irrisolvibili:
“Mi ama davvero?” – “Ho fatto la scelta giusta?” – “E se fossi omosessuale?”
Ogni risposta generata, tuttavia, in una logica perversa crea un nuovo dubbio, trasformando la mente in un labirinto infinito. Come un’Idra di Lerna, ogni tentativo di eliminare una testa ne genera altre due.
Una delle principali indicazioni in questo insistente loop mentale, è, quindi bloccare ogni possibile risposta: inizialmente questo genera ansia e incertezza, ma nel tempo porta a un reset del cervello, interrompendo il cortocircuito del DOC.
Questo cortocircuito, come spiego spesso ai pazienti, è cosi pervasivo e invalidante perchè sottoscrive il suo meccanismo a livello cerebrale.
Secondo le neuroscienze moderne, il DOC, infatti, è un cortocircuito tra diverse aree cerebrali:
*Gangli della base, “il freno a mano rotto”: filtro dei pensieri verso la coscienza → nel DOC si blocca, generando loop ripetitivi.
*Sistema di ricompensa (dopamina e sollievo): Ogni risposta rassicurante rilascia dopamina → il cervello impara a cercare compulsivamente il sollievo.
*Corteccia orbitofrontale iperattiva: Monitora errori e segnala continuamente che qualcosa non va → la risposta spegne temporaneamente l’allarme, ma si riaccende subito.
La soluzione strategica è una sorta di digiuno biochimico, ovvero interrompendo le risposte, si evita il rilascio di dopamina e il cervello impara che il dubbio non è un pericolo reale.
Ovviamente la persona dovrà, inizialmente, imparare a tollerare e convivere con l’ansia e l’incertezza generata da queste domande lasciate in sospeso e giustamente, questo periodo per alcuni può essere più difficile da attraversare e superare.
Durante le cosiddette “crisi di astinenza” da mancata risposta, trovo molto utile percorsi complementari, la riflessologia plantare, ad esempio, può sostenere la regolazione neurobiologica e ridurre ansia e tensione, mediante la stimolazione di alcuni punti chiave collegati alla corteccia prefrontale, alla corteccia cingolata anteriore, al sistema limbico, ai gangli della base e al SNA. In questo modo attraverso un percorso integrato è più semplice andare a ridurre ansia e intensità del loop ossessivo e a calmare il sistema nervoso.